Il pankration non è soltanto una disciplina marziale. È un’idea. È l’origine di tutto. È, da tremila anni, la madre di tutte le lotte.
Prima dell’MMA, prima del sambo russo, prima del jiu-jitsu brasiliano, prima delle gabbie ottagonali e delle federazioni globali, c’era un’unica arte marziale che riuniva tutto: il pankration. Non era solo un modo per combattere. Era un’idea, una visione, una filosofia. È per questo che ancora oggi viene definito “la madre di tutte le lotte”.
Il pankration non nasce da una sintesi moderna di stili, ma rappresenta la radice stessa del combattimento totale, un’arte marziale nata nella Grecia del VI secolo a.C. e costruita sull’equilibrio tra brutalità e intelligenza, tra tecnica e istinto, tra forza e strategia. Era il punto d’incontro fra l’uomo e la sfida, fra il corpo e l’onore, in un contesto in cui la vittoria poteva costare la vita ma anche garantire l’immortalità attraverso la gloria.

Combattimento totale, regole minime
Nel pankration antico le regole erano semplici e impietose: vietati solo morsi e accecamenti. Tutto il resto era concesso. Gli atleti combattevano nudi, unti d’olio e cosparsi di sabbia in un’arena detta skamma, fino alla resa, allo svenimento o all’intervento degli arbitri. Non esistevano round, né limiti di tempo. Il combattimento finiva solo quando uno dei due non era più in grado di proseguire.
Questo approccio crudo e diretto lo rendeva molto più di uno sport: era una prova di virtù e di coraggio, un’espressione dell’ideale greco della paideia, ovvero la formazione completa dell’essere umano, corpo e spirito uniti nella lotta.
Eroi tra mito e realtà
Alcuni nomi sono rimasti scolpiti nella leggenda. Arrichione di Figalia, morto in combattimento ma vincitore postumo per aver costretto l’avversario alla resa con una leva micidiale. Polidamas di Skotoussa, descritto come un eroe dalla forza sovrumana. Milone di Crotone, modello di perfezione atletica e morale. Anche il filosofo Platone fu praticante del pankration, prova che nella Grecia classica la forza e la sapienza non erano separate.
Dal tramonto all’oblio, poi la rinascita
Con la fine dei Giochi Olimpici antichi e l’avvento del cristianesimo, il pankration fu bandito come manifestazione pagana e troppo violenta. E così, quella che era stata la disciplina più completa dell’antichità scomparve per secoli, relegata ai testi degli storici e ai miti.
Nel XX secolo, fu il greco-americano Jim Arvanitis a riscoprirlo, reinterpretandolo in chiave moderna e anticipando di fatto le MMA. In Italia, il lavoro del maestro Italo Morello ha portato alla fondazione della FIPA (Federazione Italiana Pancrazio Athlima), oggi riconosciuta dal CONI.
Il pankration moderno: regole, versioni e filosofia attuale
Oggi il pankration si pratica in oltre 50 Paesi del mondo, grazie al lavoro di federazioni internazionali e nazionali (come la FIPA in Italia) che ne hanno regolamentato lo svolgimento. È una disciplina sportiva riconosciuta, con un’identità chiara e tre modalità ufficiali di gara, ognuna con caratteristiche e regole specifiche, pensate per garantire efficacia, controllo e sicurezza.
Pankration Traditional
È la forma più educativa e formativa della disciplina. Il contatto è pieno, ma le regole sono pensate per tutelare l’atleta, in particolare nella fascia giovanile e dilettantistica.
Le principali regole del Traditional:
- Vietati i colpi alla testa (sia in piedi che a terra).
- Consentiti colpi al corpo (pugni, calci, ginocchiate, ecc.) con moderazione.
- Permesse proiezioni, leve articolari e strangolamenti.
- Match suddivisi in round da 2 minuti (variabili a seconda della categoria).
- Abbigliamento tecnico e protezioni obbligatorie: guantini, paradenti, conchiglia e rashguard.
- L’incontro si vince per punti, sottomissione o decisione arbitrale.
Questa versione viene spesso utilizzata in ambito educativo, scolastico e giovanile, come strumento per sviluppare controllo, tecnica e spirito sportivo.
Pankration Elite
È la modalità agonistica a contatto pieno, la più vicina per intensità e stile al mondo delle MMA. Gli atleti competono con maggiore libertà, ma sempre all’interno di un regolamento preciso.
Regole del Pankration Elite:
- Consentiti i colpi alla testa, sia in piedi che con controllo al suolo.
- Proibiti colpi alla nuca, alla gola e ai genitali.
- Ammesse proiezioni, strangolamenti e sottomissioni articolari.
- È vietato colpire un avversario chiaramente privo di difesa.
- Round da 2 o 3 minuti, con pause regolamentari e valutazione dei punteggi da parte dei giudici.
- Obbligatorio l’uso di protezioni leggere (guantini aperti, paradenti, conchiglia, rashguard, eventualmente ginocchiere e paratibie).
Il Pankration Elite è utilizzato nelle competizioni nazionali e internazionali più importanti, ed è considerato la massima espressione competitiva della disciplina.
Pankration Submission
Questa versione elimina completamente i colpi e si concentra solo sulle tecniche di lotta e sottomissione. È particolarmente vicina al mondo del grappling e del Brazilian Jiu-Jitsu, ma con le radici culturali e regolamentari del pankration.
Regole del Submission:
- Nessun tipo di colpo ammesso, né in piedi né a terra.
- L’incontro si basa esclusivamente su proiezioni, immobilizzazioni, strangolamenti e leve articolari.
- Vince chi ottiene una sottomissione o totalizza più punti tramite posizioni di controllo e attacchi tecnici.
- Round di durata variabile (tipicamente 5 minuti) con sistema di punteggio simile al grappling sportivo.
- Gli atleti gareggiano in rashguard e pantaloncini tecnici.
È una formula molto praticata da chi proviene da discipline di lotta, come lotta libera, BJJ, judo o sambo, e permette di affinare la tecnica senza esposizione ai colpi.
Un’anima antica in una veste moderna
Nonostante le differenze tecniche tra le tre versioni, il pankration moderno mantiene un filo diretto con il suo passato. Il suo spirito originario — affrontare l’altro con tutto ciò che si è — continua a vivere in ogni incontro.
Oggi si combatte su tappeti regolamentari, con round, arbitri e protezioni, ma l’essenza rimane: dominare l’avversario unendo forza, tecnica e intelligenza. In palestra o in gara, ogni atleta moderno continua — idealmente — la tradizione dei pankratiasti dell’antichità. Una lotta non solo contro l’altro, ma anche contro sé stessi.
Un’eredità viva nelle MMA
Il legame tra pankration e le MMA è diretto. L’attuale scenario del combattimento professionistico, dalla UFC ai circuiti europei e asiatici, riflette l’approccio totale del pankration: niente più specializzazioni rigide, ma combattenti completi, capaci di colpire in piedi e lottare a terra.
Campioni come Israel Adesanya, Jon Jones, Khamzat Chimaev, Amanda Nunes e il fenomeno emergente Ilia Topuria incarnano questa visione. Atleti come Bo Nickal, con background nella lotta, o Gordon Ryan nel BJJ, portano avanti la tradizione del grappling tecnico, mentre dominano nel panorama globale del fighting.
Passato e presente: due facce dello stesso spirito
Il pankration antico e quello moderno condividono lo stesso DNA, pur adattandosi ai loro tempi. Il primo era crudo, pericoloso, quasi rituale; il secondo è strutturato, sportivo, educativo. Ma in entrambi, il combattente è chiamato a mettere in gioco ogni aspetto di sé.
Ecco perché ancora oggi, chi entra in una gabbia da MMA, chi pratica grappling o jiu-jitsu, chi si allena per superare i propri limiti, porta con sé — consapevolmente o no — l’eredità del pankration. Perché questa disciplina, nata tra le colonne di marmo della Grecia antica, continua a vivere nei muscoli, nei cuori e nella volontà degli atleti di oggi.

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